Lettera del parroco, don Angelo Mazzone, alla comunità parrocchiale, per l’Avvento 2021

Lettera per l’avvento alle sorelle e ai fratelli della Madonna della Pace

 

Carissime sorelle e fratelli,

mentre il tempo di Avvento scorre repentinamente, vi consegno alcuni pensieri che spero possano essere utili per vivere meglio questo tempo caratterizzante non soltanto la preparazione del Natale ma l’intera vita della Chiesa, la quale annuncia, celebra, serve “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”. Ho pensato di consegnarvi questa riflessione nel giorno di San Nicola come mio dono per ciascuno di voi (di cioccolatini ne abbiamo mangiati fin troppi!..); spero lo apprezzerete.

In questi primi giorni di avvento mi sono soffermato, come penso abbia fatto ognuno di voi, sulla parusia del Verbo di Dio nella nostra carne mortale, sulla sua visita all’umanità, uno dei temi più suggestivi del tempo di Avvento. E mi sono lasciato provocare da quest’ultima dimensione: quella della “visita”, appunto.

Visitare come verbo è più effimero di abitare. Non ha la pretesa di legare a sé per la vita, di imporre una presenza per un tempo prolungato. La visita ha un tempo stabilito: inizia e finisce. Anche le visite che Dio ha compiuto nella storia della salvezza, da Abramo a Giovanni il Battista, ci introducono in un agire multiforme e imprevedibile di Dio che viene a porre la sua tenda (simbolo di precarietà) tra noi (Cfr. Gv 1,14), in attesa del suo dimorare stabilmente al suo definitivo ritorno nella pienezza dei tempi.

Nella Scrittura il verbo paqàd (visitare) compare tantissime volte in diversi brani biblici. Viene usato per esempio, in relazione alla vicenda di Noemi che Dio “visita” nella sua vecchiaia rendendola nonna. (Cfr. Rt 1-4) E lo stesso si dice di Elisabetta, la cugina di Maria: Dio l’ha visitata e l’ha resa madre. Come dice il Catechismo «La “visitazione” di Maria ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo» (CCC, 717).

Nella letteratura sapienziale e nei salmi il tema della visita si collega molto spesso alla premura e alla cura che Dio ha per il mondo e per l’uomo (Cfr. Sal 65, 10), per la sua vigna (Cfr. Sal 80, 16) ma è anche segno sella salvezza imminente (Cfr. Sal 106,4).

Il verbo “visitare”, legato all’azione di Dio per il suo popolo, è indissolubilmente correlato alla generazione di vita nuova; e quando, nel Nuovo testamento, la folla che assiste alla resurrezione del figlio della vedova di Nain esclama: «Dio ha visitato il suo popolo» (Lc 7,16) si afferma la vicinanza di Dio all’umanità sofferente o addirittura in preda alla morte.

Il pensiero che vorrà guidarci al Natale ormai prossimo dunque sia quello dell’imminente visita di Dio al nostro cuore, della sua prossimità alla storia dell’umanità stanca e sofferente, della com-passione che Egli ha per la nostra umanità, alla condivisione delle nostre povertà, alla sua venuta, nella nostra carne.

L’immagine evangelica che più esprime la bellezza e la profondità di questo mistero di rinascita e di vita nuova è quella del sole che visita la terra con la sua luce. In questo tempo attendiamo con fede e speranza che il Signore venga a visitarci come una carezza. Si affacci dal cielo a lenire le nostre sofferenze, a calmare i nostri cuori agitati, a riscaldare il gelo delle nostre esistenze. Come un sole che sorge dall’alto, venga ancora e rischiari quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e diriga i nostri passi sulla via della pace (Cfr. Lc 1,79).

Sia la nostra preghiera vigilante!

Don Angelo, parroco

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